Migliaccio Nutrizione
Migliaccio Nutrizione

 


Workshop: ALIMENTAZIONE E DISABILITÀ - L'IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE SOCIALE PER UNA MIGLIORE QUALITÀ DELLA VITA

Copertina volume Alimentazione e disabilità

Il 1 dicembre 2003 presso la Sala degli Arazzi della RAI di Viale Mazzini, 14 si è tenuto su questo argomento un workshop promosso da: RAI Segretariato Sociale - INRAN - Fondazione S. Lucia - FESIN (ADI - SINU - SISA - SINPE - SINUPE)

Con il patrocino del Corecom del Lazio. Con la partecipazione di docenti, ricercatori e clinici di:

Università di Milano - Università di Parma - Università Cattolica di Piacenza - Università La Sapienza di Roma - Università Tor Vergata, Roma - Università di Trieste - Università di Viterbo - Ospedale Niguarda di Milano - Azienda Ospedaliera di Bolzano - Azienda Ospedaliera S. Giovanni-Addolorata di Roma - Azienda Ospedaliera S. Maria di Terni - ASL di Brescia.

Il coordinamento scientifico ed organizzativo del workshop è stato affidato al prof. Pietro A. Migliaccio che si è avvalso del suo staff di medici e dietiste.

Il libro Alimentazione e disabilità è stato selezionato
per prendere parte alla X Edizione di
"Libri da gustare 2005 ­ Salone del libro enogastronomico e di territorio"
.

Il volume è stato presentato presso il Salotto RAI ERI alla Fiera del Libro di Torino
e presso la "Libreria Croce" di Roma nel maggio 2006.





Roma Uno "Roma città aperta"
del 13.02.2006


Quanto è emerso dal Work-Shop può essere sintetizzato in alcuni  punti:

  • premessa;
  • problematiche riguardanti le strutture, le istituzioni,  le metodiche; 
  • le indicazioni e le raccomandazioni nutrizionali e di stili di vita per i vari tipi di disabilità.

Presentazione di Carlo Romeo


PREMESSA 

Il concetto di disabilità è abbastanza complesso e non sempre ben definito; può pertanto comprendere le situazioni più varie e con diverse gradazioni di gravità. Stabilito che deve comprendere tutte le disabilità  permanenti, può  includere o escludere  situazioni di disabilità temporanee  dovute a  patologie varie, disordini metabolici, traumi, etc..

Comunemente per “Disabilità” si intende: “qualsiasi limitazione o perdita delle capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano”, secondo la classificazione ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps).

Nella più recente classificazione ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health) la disabilità può essere considerata come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali e  ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo. Si stima che in Italia vi siano circa 2 milioni 824mila disabili, di cui 960mila uomini e 1 milione 864mila donne. Il numero di disabili (di 6 anni o più) che vive in famiglia è di circa 2 milioni 615mila unità, pari al 4,85% della popolazione (ultime stime ISTAT). Di questi circa un milione sono disabili motori. E’ una situazione che ovviamente coinvolge anche tutti i familiari e le persone addette ai diversamente abili. Deve essere pertanto ben chiaro che le risorse professionali, strutturali e logistiche disponibili in qualsiasi struttura pubblica o privata vanno pensate  anche per l’assistenza al disabile.

Così facendo si può far fronte alle varie situazioni sia che si tratti di una malattia acuta  in un disabile o dell’aggravarsi della “disabilità in un disabile” o che si tratti di una disabilità acuta in un “non disabile”.

PROBLEMATICHE RIGUARDANTI LE STRUTTURE, LE  ISTITUZIONI, LE METODICHE

È necessario che in ogni Regione, per tutti i tipi di disabilità sia presente  una struttura di riferimento che può risiedere anche in una  struttura ospedaliera già esistente.

È anche opportuna l’istituzione di almeno 2 Call Center di riferimento, che siano in grado di dare telefonicamente le informazioni necessarie (utilizzando un  numero verde gratuito)  o via internet,.

Tutti gli Istituti di riabilitazione, sia in regime di  ricovero sia in convezione per  esterni, debbono essere forniti di bilancia adatta per pesare anche i soggetti in carrozzella. Le metodiche di misurazione della statura debbono essere concordate a livello nazionale. Potrebbe essere interessante sperimentare, quando è possibile, la misurazione dell’apertura delle braccia (metodica semplice) e standardizzarne il rapporto con il peso; sarebbe ovviamente indispensabile la validazione di questi parametri attraverso una ricerca su campioni rappresentativi.



Vi è inoltre necessità di letti speciali e di appositi telefoni.

Le risorse professionali, strumentali e logistiche disponibili, in qualsiasi struttura pubblica o privata,  vanno pensate anche per l’assistenza al disabile.

In ogni struttura deve essere presente  personale paramedico preparato. La  formazione dei “caregivers” deve essere adeguata e continua nel tempo.

Sono necessari corsi di preparazione e di  formazione tipo master per dietiste.

Le spese mediche del disabile devono essere a carico della Regione anche per quanto riguarda gli integratori,  quando realmente necessari, se sono prescritti dalle apposite strutture per disabili.

Il rischio di malnutrizione per difetto o per eccesso è un aspetto trasversale che sicuramente interessa tutti i tipi di disabilità.

La valutazione dello stato di nutrizione della persona disabile deve essere un passaggio obbligato dell’approccio clinico.

Vanno individuate e corrette  da subito le eventuali interazioni farmaco-nutriente.

La valutazione ed il monitoraggio dello stato nutrizionale e del rischio di malnutrizione devono far parte della valutazione generale e devono essere inseriti nel management del soggetto affetto da disabilità.

L’intervento nutrizionale deve essere precoce, individualizzato e finalizzato.

Al momento del ricovero, o successivamente appena è possibile, sulla cartella clinica di ogni paziente deve essere annotato il peso non approssimativo ma determinato realmente. Inoltre, sarebbe utile anche procedere alla “misurazione diretta” della statura, utilizzando le apposite apparecchiature e/o le equazioni adattate per le specifiche condizioni di disabilità;

Il medico di famiglia ha il compito di inviare il paziente disabile alle apposite  strutture con le quali deve avere raccordi in crescita collaborativa.

Deve essere garantita la continuità assistenziale nutrizionale, specie tra territorio ed ospedale, attraverso protocolli operativi ufficiali.

Lo specialista di riferimento, esperto in problematiche nutrizionali delle persone diversamente abili, è il Nutrizionista clinico. Deve essere chiaramente identificata la struttura pubblica o privata in cui tale professionista opera.

INDICAZIONI NUTRIZIONALI E DI STILE DI VITA

RACCOMANDAZIONI  PER  I   DISABILI

La Nutrizione

Le abitudini alimentari ed il tipo di cibo consumato sono peculiari di ogni popolazione. Per l’Italia e per i paesi del bacino mediterraneo il regime alimentare più consono è quello che si rifà al  modello della dieta mediterranea, che costituisce pertanto il nostro riferimento nutrizionale.

Dunque

Mangia secondo le tue abitudini alimentari , secondo la tua cultura e le tue  tradizioni. 
Segui i concetti del modello alimentare mediterraneo: una dieta che privilegi i cereali, gli ortaggi, la frutta, i legumi ed il pesce;  che preveda la presenza di una adeguata quantità di prodotti di origine animale tra cui il latte e derivati e che consideri l’olio extravergine di oliva come condimento principale. Il tutto rispettando i  rapporti tra i vari nutrienti energetici (55-60%  di calorie provenienti dai carboidrati, meno del 30% dai grassi e tra il 10-12% dalle proteine).

Mantieni il ritmo di almeno  tre pasti principali (colazione, pranzo e cena). Se possibile consuma anche uno spuntino a metà mattina e nel pomeriggio.

Mantieni i tuoi comportamenti alimentari e le tue ritualità.

Una corretta alimentazione contribuisce a mantenere attiva la sfera sessuale.

Controlla il tuo peso almeno una volta al mese,  utilizzando in caso di necessità la bilancia del centro di assistenza più vicino alla tua abitazione. Ma informati prima se ne è fornito.

Ricorda che l’aumento di peso può portare al sovrappeso e all’obesità con limitazione quindi della tua autonomia e peggioramento della tua qualità di vita.

Ricorda anche che il metabolismo complessivo del tuo corpo diminuisce  di oltre il 30%, rispetto ad un tuo coetaneo di taglia simile, a causa della  minor massa magra attiva e della minore attività fisica.

Talvolta sono necessari integratori vitaminici e minerali (principalmente vit. B1, C, calcio, zinco, magnesio,  etc..) ma da assumere solo dietro il consiglio del medico.

Per combattere la stipsi introduci  nella dieta giornaliera una quantità di fibra di circa 15  g  per ogni 1000 kcal; corrispondenti a circa cinque porzioni di frutta e verdura. Utilizza  lassativi solo come ultima risorsa, consultando sempre il medico o il farmacista.

Frutta e verdura apportano anche antiossidanti, che contrastano gi effetti nocivi dei radicali  liberi.

Bevi acqua in abbondanza, anche per facilitare l’evacuazione dell’intestino.

L’apporto di  calcio deve essere  pari a 1.000-1.500 mg/die a seconda dell’età;

Limita (o abolisci) le bevande alcoliche,  in quanto l’alcool  interferisce  con l’assorbimento di alcuni nutrienti e di vari farmaci ed affatica il fegato.

Per facilitare la realizzazione pratica di questi consigli consulta anche LE LINEE GUIDA PER UNA SANA ALIMENTAZIONE sul sito www.inran.it.

Esercizio fisico

Non farti prendere dalla pigrizia,  pratica attività motoria e sportiva in base alle tue capacità. Preferisci quella di tipo aerobico a bassa intensità e prolungata nel tempo.

Ricordati che è possibile fare molto più di quanto tu possa credere. Per constatarlo  rivolgiti ai medici specialisti in Medicina dello Sport, alla nuova figura professionale dei  laureati in Scienze Motorie e ai laureati in Fisioterapia.

E’ importante anche abolire il fumo.

 

DIETA E ATTIVITÀ FISICO-SPORTIVA NELLA DISABILITÀ

La pratica sportiva può essere un modo per  uscire dall’isolamento della disabilità e per  vivere esperienze associative e socializzanti.

Molti sono i benefici che il soggetto disabile può ottenere  seguendo una dieta corretta ed equilibrata ed attuando una seria e regolare attività  motoria e sportiva.

Dunque

Mangia variato, segui i concetti del modello alimentare mediterraneo  salvo indicazione diverse del Nutrizionista clinico e/o dell’esperto in Medicina dello Sport. Puoi, tuttavia,  aumentare leggermente  l’apporto di proteine in particolare di  quelle di origine animale, senza  però ridurre il consumo di carboidrati complessi (presenti soprattutto nei cereali in genere, nei legumi  e nelle patate).

Bevi  acqua in abbondanza prima, durante e dopo l’attività fisica.

Il programma dietetico-nutrizionale deve essere  personalizzato e da solo è in grado di fornire tutti i nutrienti di cui hai bisogno nelle giuste quantità necessarie.

Non affrontare mai l’impegno sportivo a digiuno, ma nello stesso tempo evita di fare attività fisica nelle due ore immediatamente successive ad un pasto completo e/o abbondante.

Durante l’attività sportiva puoi utilizzare succhi di frutta opportunamente diluiti con acqua.

Utilizza integratori a base di vitamine o di sali minerali solamente  su consiglio  del medico sportivo; Non utilizzare integratori sconosciuti e non in vendita nelle farmacie.

Attenzione al doping: le sostanze dopanti nuocciono a tutti ma ancor di più al disabile; anche il doping involontario è molto più frequente di quanto si possa pensare;

Abolisci  il fumo.

Con una dieta equilibrata,  una buona attività sportiva ed un corretto stile di vita otterrai:



SPORT AGONISTICO E DISABILITÀ: LE REGOLE NUTRIZIONALI

1.  L’alimentazione deve essere sempre, quanto più possibile, variata e completa.

2.  Non dimenticare mai di consumare tutti i giorni una buona prima colazione ed almeno cinque pasti nella giornata.

3.  Non iniziare mai l’attività sportiva dopo un periodo troppo lungo di digiuno o subito dopo un pasto abbondante.

4.  I carboidrati complessi devono essere la principale fonte di energia.

5.  Se l’allenamento è nel primo pomeriggio la scelta migliore per il pranzo è un piatto di pasta, condito in modo leggero e digeribile, accompagnato da verdura cotta e da frutta.

6.  Se tra il pranzo e l’allenamento c’è un intervallo di almeno tre o quattro ore allora, insieme alla pasta, si può consumare anche una piccola porzione di carne bianca o di pesce, verdura cotta e frutta, oppure una piccola porzione di un dolce da forno senza creme.

7.  Bere spesso, prima ancora di avere sete, è indispensabile per stare bene, in particolare prima, durante e dopo la pratica sportiva.

8.  La frutta e le verdure fresche vanno consumate tutti i giorni e in buona quantità.

9.  Latte, yogurt e formaggi sono importanti e vanno consumati tutti i giorni, meglio se a basso contenuto di grassi.

10. Evitare di consumare quantità eccessive di proteine e di cloruro di sodio (sale da cucina).

11. Non assumere bevande alcoliche.

12. Se l’alimentazione è variata e corretta non occorre utilizzare gli integratori.

13. Rifiuta e combatti qualunque forma di miglioramento artificioso e sleale (integratori e/o farmaci) della prestazione sportiva.

14. È necessario un controllo anti-doping per tutti gli atleti dopo le gare ma anche durante gli allenamenti seguendo metodiche già utilizzate in altri sport.



RACCOMANDAZIONI PER LE PERSONE AFFETTE DALLA SINDROME DI DOWN (TRISOMIA 21)

Oggi vivono in  Italia circa  38.000 soggetti con sindrome di Down; si ha un bimbo Down ogni 1000 nascite. Le statistiche variano da 1 ogni 800 a 1 ogni 1200.

Sono persone che vanno incontro al sovrappeso e all’obesità.

È opportuno praticare l’allattamento al seno per quanto tempo è possibile, ma non     necessariamente oltre il sesto mese.

La dieta deve essere normocalorica e lievemente iperproteica.

È opportuno valutare periodicamente la necessità del ricorso ad integratori quali  vitamine (in particolare  folati) ed altri  antiossidanti.

I genitori e tutti coloro che  seguono questi soggetti debbono controllare la quantità degli alimenti consumati. Infatti, la assunzione di quantità di calorie,  e pertanto più energia, superiori al necessario, può provocare danni.

Non bisogna  quindi cedere alla richiesta di cibi in eccesso rispetto alle necessità: sarebbe una manifestazione di affetto non corretta nei riguardi di queste persone e  ne comprometterebbe lo stato di nutrizione.

E’ necessario aumentare il loro dispendio energetico con giochi di gruppo,  coinvolgendoli inoltre in tutti gli sport a loro adatti; far seguire corsi di ginnastica per migliorare la sincronia dei movimenti.

Utilizzare il meno possibile i mezzi di trasporto.

Gli stimoli psicologici devono essere continui: pertanto è consigliabile  far loro frequentare  teatri e cinema, naturalmente per spettacoli adatti ai ragazzi, e condurli a visitare i  siti archeologici. E’ anche utile farli assistere a  gare sportive, per stimolare  il loro interesse  ed il loro agonismo e  per quanto possibile inserirli in attività lavorative.

RACCOMANDAZIONI NEI DISTURBI COGNITIVI

Intervenire ai primi sintomi.

Sono consigliate visite neuropsichiatriche periodiche.

Possono essere utili interventi farmacologici da valutare da parte dei neurologi e degli psicoterapeuti.

È utile far praticare esercizio fisico mediante attività motoria spontanea e di gruppo, da effettuare  con regolarità e sotto la guida di personale qualificato.

La disabilità cognitiva può essere ritardata nell’insorgenza e condizionata favorevolmente nella sua evoluzione da una corretta alimentazione.Va controllato lo stato di nutrizione,  in modo da intervenire tempestivamente con una attenta ed appropriata alimentazione.

La dieta deve essere ricca di frutta e verdura per favorire l’apporto di antiossidanti, fibra e vitamine. Nell’eventualità che questo non sia possibile, è consigliabile l’utilizzo di integratori alimentari suggeriti dal medico-nutrizionista. Particolarmente indicati sembrano essere le vitamine E, C,  acido folico,  il beta-carotene ed alcuni sali minerali (calcio,  zinco ed  magnesio). Altre sostanze rivelatesi oggi molto utili nei disturbi cognitivi sono la Glutamina e la Adenosilmetionina.

In caso di forme patologiche in fase avanzata è opportuno che l’alimentazione sia prescritta da Nutrizionisti clinici,  in accordo con gli altri specialisti interessati.


Le relazioni al Work Shop sono state presentate da:

Interventi:

Hanno partecipato inoltre:

Coordinatore del workshop:

Presidenti:

Comitato Scientifico:

Segreteria Organizzativa: