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Workshop: ALIMENTAZIONE E DISABILITÀ - L'IMPORTANZA DELLA COMUNICAZIONE SOCIALE PER UNA MIGLIORE QUALITÀ DELLA VITA
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Il 1 dicembre 2003 presso la Sala degli Arazzi della RAI di Viale Mazzini, 14 si è tenuto su questo argomento un workshop promosso da: RAI Segretariato Sociale - INRAN - Fondazione S. Lucia - FESIN (ADI - SINU - SISA - SINPE - SINUPE)
Con il patrocino del Corecom del Lazio. Con la partecipazione di docenti, ricercatori
e clinici di: Il
libro Alimentazione e disabilità è stato selezionato per prendere parte alla X Edizione di "Libri da gustare 2005 Salone del libro enogastronomico e di territorio". Il
volume è stato presentato presso il Salotto RAI ERI alla Fiera
del Libro di Torino |
Roma
Uno "Roma città aperta"
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Quanto è emerso dal Work-Shop può essere sintetizzato in alcuni punti:
Il concetto di disabilità è abbastanza complesso e non sempre ben definito; può pertanto comprendere le situazioni più varie e con diverse gradazioni di gravità. Stabilito che deve comprendere tutte le disabilità permanenti, può includere o escludere situazioni di disabilità temporanee dovute a patologie varie, disordini metabolici, traumi, etc.. Comunemente
per “Disabilità” si intende: “qualsiasi limitazione o perdita delle capacità di
compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere
umano”, secondo la classificazione ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps). Nella
più recente classificazione ICF (International Classification of Functioning,
Disability and Health) la disabilità può essere considerata come la conseguenza
o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo
e i fattori personali e ambientali che rappresentano le circostanze
in cui vive l’individuo. Si stima che in Italia
vi siano circa 2 milioni 824mila disabili, di cui 960mila uomini e 1 milione 864mila
donne. Il numero di disabili (di 6 anni o più) che vive in famiglia è di circa
2 milioni 615mila unità, pari al 4,85% della popolazione (ultime stime ISTAT).
Di questi circa un milione sono disabili motori. E’ una situazione che ovviamente
coinvolge anche tutti i familiari e le persone addette ai diversamente abili.
Deve essere pertanto ben chiaro che le risorse professionali, strutturali e logistiche
disponibili in qualsiasi struttura pubblica o privata vanno pensate anche per l’assistenza al disabile. Così facendo si può far fronte alle varie situazioni sia che si tratti di una malattia acuta in un disabile o dell’aggravarsi della “disabilità in un disabile” o che si tratti di una disabilità acuta in un “non disabile”. PROBLEMATICHE
RIGUARDANTI LE STRUTTURE, LE ISTITUZIONI,
LE METODICHE
È
anche opportuna l’istituzione
di almeno 2 Call Center di riferimento, che siano in grado di dare telefonicamente
le informazioni necessarie (utilizzando un numero verde gratuito) o via internet,. Tutti gli Istituti di riabilitazione, sia in regime di ricovero sia in convezione per esterni, debbono essere forniti di bilancia adatta per pesare anche i soggetti in carrozzella. Le metodiche di misurazione della statura debbono essere concordate a livello nazionale. Potrebbe essere interessante sperimentare, quando è possibile, la misurazione dell’apertura delle braccia (metodica semplice) e standardizzarne il rapporto con il peso; sarebbe ovviamente indispensabile la validazione di questi parametri attraverso una ricerca su campioni rappresentativi. |
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Le risorse professionali, strumentali e logistiche disponibili, in qualsiasi struttura pubblica o privata, vanno pensate anche per l’assistenza al disabile.
In ogni struttura deve essere presente personale paramedico preparato. La formazione dei “caregivers” deve essere adeguata e continua nel tempo.
Sono necessari corsi di preparazione e di formazione tipo master per dietiste.
Le spese mediche del disabile devono essere a carico della Regione anche per quanto riguarda gli integratori, quando realmente necessari, se sono prescritti dalle apposite strutture per disabili.
La valutazione dello stato di nutrizione della persona disabile deve essere un passaggio obbligato dell’approccio clinico.
Vanno individuate e corrette da subito le eventuali interazioni farmaco-nutriente.
La valutazione ed il monitoraggio dello stato nutrizionale
e del rischio di malnutrizione devono far parte della valutazione generale e devono
essere inseriti nel management del soggetto affetto da disabilità.
L’intervento nutrizionale deve essere precoce, individualizzato e finalizzato.
Al momento del ricovero, o successivamente appena è possibile, sulla cartella clinica di ogni paziente deve essere annotato il peso non approssimativo ma determinato realmente. Inoltre, sarebbe utile anche procedere alla “misurazione diretta” della statura, utilizzando le apposite apparecchiature e/o le equazioni adattate per le specifiche condizioni di disabilità;
Il medico di famiglia ha il compito di inviare il paziente disabile alle apposite strutture con le quali deve avere raccordi in crescita collaborativa.
Deve essere garantita la continuità assistenziale nutrizionale, specie tra territorio ed ospedale, attraverso protocolli operativi ufficiali.
Lo specialista di riferimento, esperto in problematiche nutrizionali delle persone diversamente abili, è il Nutrizionista clinico. Deve essere chiaramente identificata la struttura pubblica o privata in cui tale professionista opera.
Mangia
secondo le tue abitudini alimentari , secondo la tua cultura e le tue
tradizioni.
Segui
i concetti del modello alimentare mediterraneo: una dieta che privilegi i cereali,
gli ortaggi, la frutta, i legumi ed il pesce;
che preveda la presenza di una adeguata quantità di prodotti di origine
animale tra cui il latte e derivati e che consideri l’olio extravergine di oliva
come condimento principale. Il tutto rispettando i rapporti tra i vari nutrienti energetici (55-60%
di calorie provenienti dai carboidrati, meno del 30% dai grassi e tra il
10-12% dalle proteine).
Mantieni il ritmo di almeno tre pasti principali (colazione, pranzo e cena). Se possibile consuma anche uno spuntino a metà mattina e nel pomeriggio.
Mantieni i tuoi comportamenti alimentari e le tue ritualità.
Una corretta alimentazione contribuisce a mantenere attiva la sfera sessuale.
Controlla il tuo peso almeno una volta al mese, utilizzando in caso di necessità la bilancia del centro di assistenza più vicino alla tua abitazione. Ma informati prima se ne è fornito.
Ricorda che l’aumento di peso può portare al sovrappeso e all’obesità con limitazione quindi della tua autonomia e peggioramento della tua qualità di vita.
Ricorda anche che il metabolismo complessivo del tuo corpo diminuisce di oltre il 30%, rispetto ad un tuo coetaneo di taglia simile, a causa della minor massa magra attiva e della minore attività fisica.
Talvolta sono necessari integratori vitaminici e minerali (principalmente vit. B1, C, calcio, zinco, magnesio, etc..) ma da assumere solo dietro il consiglio del medico.
Per combattere la stipsi introduci nella dieta giornaliera una quantità di fibra di circa 15 g per ogni 1000 kcal; corrispondenti a circa cinque porzioni di frutta e verdura. Utilizza lassativi solo come ultima risorsa, consultando sempre il medico o il farmacista.Frutta e verdura apportano anche antiossidanti, che contrastano gi effetti nocivi dei radicali liberi.
Bevi acqua in abbondanza, anche per facilitare l’evacuazione dell’intestino.
L’apporto di calcio deve essere pari a 1.000-1.500 mg/die a seconda dell’età;
Limita (o abolisci) le bevande alcoliche, in quanto l’alcool interferisce con l’assorbimento di alcuni nutrienti e di vari farmaci ed affatica il fegato.
Per facilitare la realizzazione pratica di questi consigli consulta anche LE LINEE GUIDA PER UNA SANA ALIMENTAZIONE sul sito www.inran.it.Non farti prendere dalla pigrizia, pratica attività motoria e sportiva in base alle tue capacità. Preferisci quella di tipo aerobico a bassa intensità e prolungata nel tempo.
Ricordati che è possibile fare molto più di quanto tu possa credere. Per constatarlo rivolgiti ai medici specialisti in Medicina dello Sport, alla nuova figura professionale dei laureati in Scienze Motorie e ai laureati in Fisioterapia.
E’ importante anche abolire il fumo.
Molti
sono i benefici che il soggetto disabile può ottenere
seguendo una dieta corretta ed equilibrata ed attuando una seria e regolare
attività motoria e sportiva.
Dunque
Mangia variato, segui i concetti del modello alimentare mediterraneo salvo indicazione diverse del Nutrizionista clinico e/o dell’esperto in Medicina dello Sport. Puoi, tuttavia, aumentare leggermente l’apporto di proteine in particolare di quelle di origine animale, senza però ridurre il consumo di carboidrati complessi (presenti soprattutto nei cereali in genere, nei legumi e nelle patate).
Bevi acqua in abbondanza prima, durante e dopo l’attività fisica.
Il programma dietetico-nutrizionale deve essere personalizzato e da solo è in grado di fornire tutti i nutrienti di cui hai bisogno nelle giuste quantità necessarie.
Non affrontare mai l’impegno sportivo a digiuno, ma nello stesso tempo evita di fare attività fisica nelle due ore immediatamente successive ad un pasto completo e/o abbondante.
Durante
l’attività sportiva puoi utilizzare succhi di frutta opportunamente diluiti con
acqua.
Utilizza integratori a base di vitamine o di sali minerali solamente su consiglio del medico sportivo; Non utilizzare integratori sconosciuti e non in vendita nelle farmacie.
Attenzione al doping: le sostanze dopanti nuocciono a tutti ma ancor di più al disabile; anche il doping involontario è molto più frequente di quanto si possa pensare;
Abolisci il fumo.
Con una dieta equilibrata, una buona attività sportiva ed un corretto stile di vita otterrai:
SPORT AGONISTICO E DISABILITÀ:
LE REGOLE NUTRIZIONALI
1. L’alimentazione
deve essere sempre, quanto più possibile, variata e completa.
3. Non iniziare mai l’attività sportiva dopo un periodo troppo lungo di digiuno o subito dopo un pasto abbondante.
7. Bere spesso, prima ancora di avere sete, è indispensabile per stare bene, in particolare prima, durante e dopo la pratica sportiva.
9. Latte, yogurt e formaggi sono importanti e vanno consumati tutti i giorni, meglio se a basso contenuto di grassi.
11. Non assumere bevande alcoliche.
13. Rifiuta e combatti qualunque forma di miglioramento
artificioso e sleale (integratori
14. È necessario un controllo anti-doping per tutti gli atleti dopo le gare ma anche durante gli allenamenti seguendo metodiche già utilizzate in altri sport.
RACCOMANDAZIONI
PER LE PERSONE AFFETTE DALLA SINDROME DI DOWN (TRISOMIA 21)
Sono persone che vanno incontro al sovrappeso e all’obesità.
È opportuno praticare l’allattamento al seno per quanto tempo è possibile, ma non necessariamente oltre il sesto mese.
La dieta deve essere normocalorica e lievemente iperproteica.
È opportuno valutare periodicamente la necessità del ricorso ad integratori quali vitamine (in particolare folati) ed altri antiossidanti.
I genitori e tutti coloro che seguono questi soggetti debbono controllare la quantità degli alimenti consumati. Infatti, la assunzione di quantità di calorie, e pertanto più energia, superiori al necessario, può provocare danni.
Non bisogna quindi cedere alla richiesta di cibi in eccesso rispetto alle necessità: sarebbe una manifestazione di affetto non corretta nei riguardi di queste persone e ne comprometterebbe lo stato di nutrizione.
E’ necessario aumentare il loro dispendio energetico con giochi di gruppo, coinvolgendoli inoltre in tutti gli sport a loro adatti; far seguire corsi di ginnastica per migliorare la sincronia dei movimenti.
Utilizzare il meno possibile i mezzi di trasporto.
Gli
stimoli psicologici devono essere continui: pertanto
è consigliabile far loro frequentare teatri e cinema, naturalmente per spettacoli
adatti ai ragazzi, e condurli a visitare
i siti archeologici. E’ anche utile farli
assistere a gare sportive, per stimolare
il loro interesse ed il loro agonismo
e per quanto possibile inserirli in attività
lavorative.
RACCOMANDAZIONI NEI DISTURBI COGNITIVI
Intervenire ai primi sintomi.
Sono consigliate visite neuropsichiatriche
periodiche.
Possono essere utili interventi farmacologici da valutare da parte dei neurologi e degli psicoterapeuti.
È utile far praticare esercizio fisico mediante attività motoria spontanea e di gruppo, da effettuare con regolarità e sotto la guida di personale qualificato.
La disabilità cognitiva può essere ritardata nell’insorgenza e condizionata favorevolmente nella sua evoluzione da una corretta alimentazione.Va controllato lo stato di nutrizione, in modo da intervenire tempestivamente con una attenta ed appropriata alimentazione.
La dieta deve essere ricca di frutta e verdura per favorire l’apporto di antiossidanti, fibra e vitamine. Nell’eventualità che questo non sia possibile, è consigliabile l’utilizzo di integratori alimentari suggeriti dal medico-nutrizionista. Particolarmente indicati sembrano essere le vitamine E, C, acido folico, il beta-carotene ed alcuni sali minerali (calcio, zinco ed magnesio). Altre sostanze rivelatesi oggi molto utili nei disturbi cognitivi sono la Glutamina e la Adenosilmetionina.
In caso di forme patologiche in fase avanzata è opportuno che l’alimentazione sia prescritta da Nutrizionisti clinici, in accordo con gli altri specialisti interessati.
Hanno
partecipato inoltre:
Presidenti:
Comitato Scientifico:
Segreteria
Organizzativa: