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DALLE INTOLLERANZE ALIMENTARI ALLE AVVERSIONI PSICOLOGICHE
Prof. Pietro
A. Migliaccio e Dott. Luca Piretta
L'insorgenza di disturbi gastrointestinali quali nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, meteorismo, con notevole distensione delle anse intestinali, anche in assenza di sintomi più specifici, può far pensare ad una espressione di allergia alimentare. In realtà, nella stragrande maggioranza dei casi, la causa principale dei sintomi citati è riconducibile ad intolleranze alimentari che sono per l'appunto più frequenti delle allergie. Le intolleranze alimentari, a differenza delle allergie, non sono immunologicamente mediate, sono dose dipendente e sono ascrivibili a differenti meccanismi patologici quali per esempio i deficit enzimatici.
Si può definire pertanto l'intolleranza alimentare come
una risposta anomala ad alcuni cibi non mediata da un meccanismo immunologico;
quanto meno si tratta di una situazione in cui non sia possibile dimostrare
la patogenesi immunologica. È tuttavia da tenere presente che alcune
intolleranze, nella loro evoluzione, possono coinvolgere anche il sistema immunitario
come nel caso del morbo celiaco (intolleranza al glutine).
L'intolleranza specifica differisce dall'allergia alimentare anche perché
sono necessarie quantità maggiori di un determinato alimento per provocare
la sintomatologia (dose-dipendenza). L'intervallo di tempo che può intercorrere
tra l'ingestione del cibo e la reazione è variabile da alcune ore fino
al giorno successivo. La sostanza che la causa è spesso presente in cibi
quotidianamente consumati; i sintomi sono molteplici e coinvolgono organi ed
apparati diversi, cosicché il medico è spesso portato a considerare
le manifestazioni cliniche come somatizzazioni. Pertanto districarsi nella giungla
diagnostica delle intolleranze è sempre estremamente complesso.
Da un punto di vista strettamente eziopatogenetico possiamo distinguere le intolleranze alimentari, più frequentemente riscontrabili, nelle seguenti categorie:
1. possono essere causate da disturbi della digestione e dell'assorbimento di carboidrati, lipidi e proteine;
2. da ingestione di alimenti ricchi di ammine vasoattive o liberatori di istamina;
3. Presenza di sostanze tossiche naturali (per esempio le aflatossine nei cereali) o aggiunte (coloranti o additivi);
4. Effetto farmacologico indesiderato (caffè, tè, cioccolato per la presenza di caffeina e teobromina che possono avere effetti talvolta
molto evidenti sul sistema nervoso centrale e cardiovascolare in certi soggetti predisposti);5. Azione fermentante su alcuni substrati ad opera della flora batterica del colon (vino e alcolici).
Nell'intolleranza alimentare i test cutanei e gli esami di
laboratorio che vengono abitualmente utilizzati per la diagnosi delle allergie
alimentari sono costantemente negativi.
Le forme di intolleranza alimentare dovute al malassorbimento intestinale sono
riconducibili ad un deficit enzimatico; la più frequente per i carboidrati
è quella al lattosio dovuta al deficit congenito o acquisito della lattasi,
una disaccaridasi intestinale. La carenza di questo enzima, anche se è
determinata geneticamente, sembra accentuarsi con l'età dei soggetti
e può capitare di osservare sintomi da intolleranza dopo assunzione di
latte o latticini anche in individui adulti che non ricordano di aver presentato
disturbi durante l'infanzia. Questo fatto può essere spiegato dal mancato
ripristino della quantità di enzima presente nell'intestino tenue dopo
episodi di diarrea di varia origine. Infatti, la carenza di lattasi può
essere secondaria a malassorbimento causato da varie patologie (gastroenterite
virale, morbo celiaco, morbo di Crohn ecc.). Il lattosio, come noto, si trova
principalmente nel latte e nei suoi derivati. E' importante però, ricordare
che non tutti i prodotti caseari hanno la stessa importanza nel determinare
i sintomi. Spesso si tende a pensare che la mozzarella o la ricotta sono formaggi
più "leggeri"e quindi meglio tollerati del parmigiano o dell'emmenthal.
Questo non vale per chi è intollerante al lattosio perché il contenuto
di questo zucchero è decisamente superiore nei formaggi freschi rispetto
a quelli stagionati. Infatti il processo di stagionatura fornisce una naturale
"digestione" del lattosio che scompare quasi in prodotti come il parmigiano
o il pecorino.
È importante sottolineare che questi formaggi sono talvolta
meno digeribili per l'elevato contenuto in grassi. Lo Yogurt è un altro
derivato del latte che contiene poco lattosio perché i batteri introdotti
durante la sua lavorazione provvedono a digerire il lattosio scindendolo nei
due zuccheri base (galattosio e glucosio) facilmente assorbibili. Va ricordato
che molti altri prodotti consumati abitualmente contengono lattosio. Alcuni
contengono direttamente il latte come frullati, budini, salsa besciamella, cioccolata;
altri contengono il lattosio come per esempio lasagne, cannelloni, quasi tutti
i prodotti di pasticceria (anche quella secca), merendine, biscotti, panini
da toast, alcuni prodotti precotti e perfino alcuni alimenti insospettabili
come mortadella, wurstel e prosciutto cotto. Risulta pertanto di fondamentale
importanza controllare sempre le etichette nutrizionali per verificare la presenza
del lattosio. Purtroppo anche molti farmaci contengono il lattosio come eccipiente
nella loro composizione. Bisogna dire, però, che la quantità minima
di questo zucchero quasi mai può determinare sintomi, e quindi spesso
la "caccia" alle tracce di lattosio risulta superflua e inutile. Una
caratteristica dell'intolleranza al lattosio è rappresentata dalla sua
variabilità da soggetto a soggetto e anche nello stesso individuo in
diversi periodi della vita. Infatti, la soglia di tolleranza è estremamente
personale e deve essere valutata di volta in volta testando empiricamente la
possibilità di assumere uno o più degli alimenti che contengono
il lattosio e in quale quantità.
Una tecnica utilizzabile per diagnosticare l'intolleranza al lattosio o ad altri
zuccheri è rappresentata dal breath test all'idrogeno. Tale metodica
consiste nel dosare la quantità di H2 espirato dopo l'assunzione di un
determinato zucchero come il lattosio; il riscontro di una maggiore quantità
di H2 identifica un suo mancato assorbimento e la conseguente fermentazione
(con formazione di H2) ad opera della flora batterica del colon.
La terapia dell'intolleranza al lattosio è costituita dall'evitare di
assumere i cibi che lo contengono (tenendo conto della soglia individuale di
tolleranza). Oggi, però, esiste anche la possibilità di assumere
farmaci che contengono l'enzima mancante sotto forma di compresse da assumere
prima dei pasti (in particolare se si prevede di consumare pasti a base di latte
o formaggi).
Molte volte le intolleranze alimentari, per il coinvolgimento
dell'apparato intestinale, mimano la sindrome del colon irritabile tanto che
quest'ultima diagnosi talvolta viene sconfessata se si modifica radicalmente
la dieta del paziente: eliminando la sostanza "incriminata" si assiste
ad una rapida regressione della sintomatologia.
Si distinguono inoltre delle intolleranze a sostanze vasoattive che si manifestano
in seguito all'ingestione di cibi particolarmente ricchi di istamina o istamino-liberatori.
La sintomatologia, simile a quella delle allergie, è spesso dovuta alla
particolare sensibilità del soggetto.
Ricordiamo poi le intolleranze ad additivi il cui meccanismo eziopatogenico
non è stato ancora chiarito, anche se si può affermare che non
sia immuno-mediato.
Elenchiamo ora una serie di alimenti verso i quali è più frequente l'intolleranza alimentare:
CITOTEST
Al termine di questa breve disamina sembra doveroso parlare
del citotest attraverso il quale si cerca di evidenziare le reazioni cellulo-mediate
che si manifestano nelle intolleranze, ma a giudicare dalla letteratura internazionale
rimane tutto da provare in quanto vago ed impreciso. Non è inoltre da
trascurare il suo elevato costo e non esiste nessuna prova scientifica che le
intolleranze alimentari siano correlate al sovrappeso o all'obesità,
pertanto l'eliminazione di alimenti che sono risultati positivi al citotest
per ottenere un dimagrimento è del tutto arbitraria e non corrisponde
a nessuna realtà scientifica. Anzi, talvolta l'abolizione di quasi tutti
i cibi può produrre gravissime carenze nutrizionali. Ciò non toglie
che nutrizionisti seri e preparati possano utilizzare questo test per una corretta
terapia dietetica eliminando uno o al massimo due alimenti che maggiormente
siano stati segnalati come causa di intolleranza; con questa metodica si può
avere se non altro la diminuzione di determinati disturbi gastrointestinali.
Il test basato sulla caduta della forza muscolare (DRIA) è ritenuto tutt'altro
che attendibile a livello internazionale. Ciò non toglie che ulteriori
studi ed approfondimenti non possano nel futuro aprirci la via ad una miglior
conoscenza eziopatogenetica delle intolleranze alimentari ed alla loro identificazione.
La terapia delle intolleranze alimentari non si avvale di risorse farmacologiche
(ad eccezione della lattasi in caso di intolleranza al lattosio oggi disponibile
in forma farmaceutica) ma si basa quasi esclusivamente sull'identificazione
e l'eliminazione dell'alimento "responsabile". Pertanto una diagnosi
corretta risulta determinante per la scomparsa della sintomatologia e per non
privare il paziente di alimenti che potrebbe assumere senza alcun problema.
In particolare per quanto riguarda l'intolleranza al lattosio esistono in commercio
alcuni alimenti privi di tale carboidrato come il latte senza lattosio (Accadì,
Zimil); anche per i pazienti affetti da celiachia esistono numerosi prodotti
come pane, pasta, crackers, biscotti ecc. privi di glutine; appare comunque
evidente come il pilastro di un corretto approccio all'intolleranza alimentare
sia la corretta educazione alimentare e la coscienza della presenza della patologia.
A complicare ancor più il problema, bisogna considerare la presenza delle
cosiddette avversioni psicologiche. Esse si verificano per l'introduzione di
un alimento al quale il paziente, molto spesso bambino o adolescente, ha un
rifiuto di origine psichico. La sintomatologia con la quale si possono manifestare
è spesso rappresentata da orticaria, asma ed eczema. In altri casi viene
interessato l'apparato digerente o genitourinario o quello osteoarticolare.
Spesso il quadro clinico reale o riferito dal paziente o dai parenti è
simile a quello delle intolleranze o delle allergie alimentari. Tuttavia un'attenta
anamnesi, la negatività ai test di reattività cutanea, l'assenza
nel sangue di anticorpi specifici verso l'alimento ed i risultati dei test mediante
la somministrazione, in doppio cieco, dell'alimento ritenuto responsabile, possono
indirizzare verso la corretta diagnosi di intolleranza psicologica.
BIBLIOGRAFIA
1) G. CORNIA, Le intolleranze alimentari, in Malattia intestinale
funzionale e alimentazione, Ed. CASMA pp. 77-84.
2) R. K. CHANDRA, Food hypersensitivity and allergic disease: a selective
review, Am J Clin Nutr 1997, p. 66, pp. 526-529.
3) Latte & Formaggio, rischi e alternative, in Il Giornale per
la protezione della salute, numero 3, settembre 1996.
1 aprile 2005